Frida Kahlo: Arte e Resilienza


Frida Kahlo
L'angoscia e il dolore. Il piacere e la morte non sono nient'altro che un processo per esistere (Frida Kahlo)
Una vita durissima quella vissuta da Frida Kahlo, eppure nessuna difficoltà è stata più forte della sua forza di vivere, nonostante tutte le avversità.

La vita di questa straordinaria artista messicana, fu segnata da incidenti, malattie, tradimenti, che avrebbero potuto darle il diritto di lasciare tutto ma Frida ha scelto di non fuggire al dolore.

Al contrario, ha penetrato il dolore trasformandolo alchemicamente in Arte coltivando e nutrendo in sè il seme della Resilienza.

Il diario scritto da Frida Kahlo nei suoi ultimi dieci anni di vita, tra il 1944 e il 1954, rappresenta un documento di grande rilevanza per capire la complessa personalità di una donna entrata nella leggenda, sia come artista, sia come modello femminile.

Una memoria privata, non concepita per il pubblico e tenuta sotto chiave in Messico per quasi mezzo secolo. Centosettanta pagine, il suo  "Autoritratto intimo" che racchiudono l’universo più intimo dell’artista e raccontano la sua complessa visione del mondo, dove non regna solo la sofferenza

Frida Kahlo con i suoi quadri e le sue parole ci lascia un manuale per sopravvivere agli aspetti più tristi e tragici, dipingendo a forti colori il dolore, le paure, le inquietudini e l'amore.

Di seguito la vita, il pensiero, l'arte di Frida attraverso le sue parole che possono essere guardate al pari di un quadro e quadri che possono essere letti come libri. Con in comune l'atto del vedere la forza di una donna che il destino ha messo a dura prova e che non si è mai arresa.

L'INCIDENTE E IL DONO

Nel 1925, all'età di 18 anni, Frida dovette affrontare la prova più dura che, per ironia della sorte, le dono al contempo il regalo più grande.
Non è vero che ci si rende conto dell’urto, non è vero che si piange. Io non versai una lacrima. Eravamo saliti da poco sull’autobus quando ci fu lo scontro. Prima avevamo preso un altro autobus, solo che io avevo perso un ombrellino. Scendemmo a cercarlo e fu così che salimmo su quell’autobus che mi rovinò. L’incidente avvenne su un angolo, di fronte al mercato di San Juan, esattamente di fronte. Il tram procedeva con lentezza, ma il nostro autista era un ragazzo giovane, molto nervoso. Il tram, nella curva, trascinò l’autobus contro il muro. L’urto ci spinse in avanti e il corrimano mi trafisse come la spada trafigge un toro. Un uomo si accorse che avevo una tremenda emorragia, mi sollevò e mi depose su un tavolo da biliardo e lo strappò dalla carne con un gesto deciso. Un corrimano di quattro metri mi era entrato nel fianco. Mi aveva impalata. La punta scheggiata mi usciva dalla vagina. A diciott’anni quell’autobus che avrebbe dovuto uccidermi, in realtà mi ha sverginato. Non potevo essere ancora viva, il corpo trapassato da parte a parte, la spina dorsale spezzata in tre, e due costole, la spalla e la gamba sinistre frantumate, un lago di sangue. In ospedale non credevano ai loro occhi, più che un’operazione hanno dovuto fare un collage, un rompicapo per chirurghi senza fretta. Sono stata assassinata dalla vita. Dicevano che non mi sarei più mossa. Confinata nel mio letto, nella Casa Azul, cominciai a dipingere..
Frida Kahlo Autoritratto con vestito di velluto
Fig.1 Autoritratto con vestito di velluto (1926)










Frida dovette restare molti mesi a letto. I genitori, per aiutarla a passare le lunghe giornate, le regalano colori e pennelli. Frida, poteva muovere solo le mani e vedere se stessa grazie a uno specchietto installato sul soffitto. "Autoritratto con vestito di velluto" è il suo primo autoritratto. Ne seguiranno molti altri
Dipingo autoritratti perché sono spesso sola, perché sono la persona che conosco meglio
SULL' INFERMITÀ DEL CORPO

Frida Kahlo
Fig.2 illustrazione dal Il diario di Frida Kahlo. Un autoritratto intimo. Ediz. illustrata

Piedi, perché li voglio se ho ali per volare?
con queste parole Frida annota, sul suo diario, il momento in cui le vengono amputati i piedi.

Una testimonianza di come nulla poté arrestare la sua voglia d vita e la sua capacità di volare con le ali della fantasia

Nel 1953, scrive in "Autobiografia messicana":
Non sono malata. Sono rotta. Ma sono felice, fintanto che potrò dipingere

SULL'IMPEGNO POLITICO

Frida Kahlo Autoritratto al confine tra Messico e Usa
Fig.3 Autoritratto al confine tra Messico e Usa (1932)

Mostrando una parte di quella straordinaria tenacia che la renderà una donna ammirata ancora oggi, Frida riuscì nell’incredibile compito di sopravvivere alla propria sfortuna, e riprese a camminare
Frida si sente parte e figlia della rivoluzione messicana e nel 1928 si iscrive al partito comunista messicano, diventando una convinta attivista.

Nel 1952 scrive:
Sono molto preoccupata per la mia pittura. Soprattutto voglio trasformarla in qualcosa di utile per il movimento rivoluzionario comunista, dato che finora ho dipinto solo l’espressione onesta di me stessa, ben lontana all’usare la mia pittura per servire il partito. Devo lottare con tutte le mie energie affinché quel poco di positivo che la salute mi consente di fare sia nella direzione di contribuire alla rivoluzione. La sola vera ragione per vivere

SUL MATRIMONIO, L'AMORE, IL DISTACCO

L’amore? Non so. Se include tutto, anche le contraddizioni e i superamenti di sé stessi, le aberrazioni e l’indicibile, allora sì, vada per l’amore. Altrimenti, no

Frida Kahlo Autoritratto come Tehuana
Fig.4 Autoritratto come Tehuana o Diego nei miei pensieri (1943)

Nel 1929 Frida sposa Diego Riviera, il pittore più famoso del Messico rivoluzionario. Lo aveva incontrato per la prima volta quando aveva solo quindici anni (e lui trentasei).
Un rapporto fatto di arte, tradimenti, passione

Dice Frida a proposito di Diego:
Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego Rivera
e ancora, in "Ritratto di Diego" :
«La sua presunta mitomania è in relazione diretta con la sua enorme fantasia. Vale a dire, lui è tanto bugiardo quanto i poeti o i bambini che non sono ancora stati trasformati in idioti dalla scuola o dalle madri. Gli ho sentito dire tutti i tipi di bugie: dalla più innocente, alle storie più complicate su persone che con la sua immaginazione combinava in situazioni o azioni fantastiche, sempre con un grande senso dellʹumorismo e un meraviglioso senso critico, ma non gli ho mai sentito dire una sola bugia stupida o banale. Mentendo, o mentre gioca a mentire, egli smaschera molte persone, impara il meccanismo interno degli altri, che sono molto più ingenuamente bugiardi di lui, e la cosa più curiosa circa le presunte bugie di Diego, è che nel lungo o nel breve, coloro che sono coinvolti nella combinazione immaginaria si arrabbiano non a causa della menzogna, ma a causa della verità contenuta nella menzogna, che viene sempre a galla»
Quando a partire dal 1934 lui la tradisce con sua sorella Cristina, la sofferenza di Frida è enorme.
Nel 1938 i due divorziano. Per la prima volta Frida andò a vivere da sola, coltivando una serie di flirt.

Ma le forti incomprensioni fra Diego e Frida non riuscirono a cancellare con un colpo di spugna l'amore della vita e un anno dopo la separazione, si sposarono nuovamente restando insieme fino alla morte di lei nel 1954.
Non credo che le rive di un fiume soffrano per lasciarlo andare
con queste parole Frida sembra voler affermare la necessità di accettare le persone che amiamo così come sono, senza cercare di cambiarle. Il vero amore non è quello che cerca di cambiare l’altro, ma quello che si arrende e addirittura ci porta ad apprezzare i difetti, a comprenderli come caratteristiche che rendono unica l’altra persona.

La vita sentimentale di Frida è stata molto intensa

Frida affermava di non saper scrivere lettere d'amore ma in realtà poche donne hanno saputo giocare con le parole e le emozioni come ha fatto lei. 

Di seguito una raccolta delle parole che l'artista ha dedicato a Diego e non solo a Diego...
“Credo che in amore non ci sia né intelligenza né stupidità, l’amore è come un aroma, come una corrente, come pioggia" "Vorrei darti tutto quello che non hai mai avuto, e neppure così sapresti quanto è meraviglioso amarti"

"È lecito inventare verbi nuovi? Voglio regalartene uno: io ti cielo, così che le mie ali possano distendersi smisuratamente, per amarti senza confini" - "Da quando mi sono innamorata di te, ogni cosa si è trasformata ed è talmente piena di bellezza… L’amore è come un profumo, come una corrente, come la pioggia. Sai, cielo mio, tu sei come la pioggia ed io, come la terra, ti ricevo e accolgo (lettera a Josè Bartoli, 1946) 
"Dove non puoi amare, non soffermarti"

SU SE STESSA BAMBINA...

«Dovevo avere sei anni, quando vissi intensamente un'immaginaria amicizia con una bambina della mia età più o meno. Sulla vetrata di quella che allora era la mia stanza, e che dava su Calle Allende, su uno dei primi vetri della finestra – ci alitavo sopra. E con un dito disegnavo una “porta”. Per questa “porta” uscivo nella mia immaginazione, con grande gioia e in fretta, attraverso tutto lo spazio che si vedeva, fino a raggiungere una latteria di nome “Pinzón”… Attraverso la “O” di Pinzón entravo e scendevo fuori dal tempo nelle viscere della terra, dove la mia “amica immaginaria” mi aspettava sempre. Non ricordo il suo aspetto né il suo colore. Ma ricordo la sua allegria - rideva molto. Senza suoni. Era agile e danzava come se non avesse peso alcuno. La seguivo in ogni suo movimento, e le raccontavo, mentre lei danzava, i miei crucci segreti. Quali? Non ricordo. Ma lei sapeva dalla mia voce tutte le mie cose. Quando ritornavo alla finestra, entravo per la stessa porta disegnata sul vetro. Quando? Per quanto tempo ero stata con 'lei'? non so. Forse un secondo o migliaia di anni… Ero felice. Cancellavo la 'porta' con la mano e 'spariva'. Correvo con il mio segreto e la mia allegria nel più remoto angolo del cortile di casa mia, e sempre nello stesso posto, sotto un albero di cedro, gridavo e ridevo. Sorpresa di essere sola con la mia gran felicità e con il ricordo cos' vivo della bambina. Sono passati 34 anni da quando ho vissuto quella magica amicizia e ogni volta che la ricordo, rivive e cresce, sempre di più dentro il mio mondo»

SULL' IDENTITÀ ARTISTICA

Nel 1938 il padre dei surrealisti, André Breton, si recò dai Rivera per incontrare Trotsky, e conosciuta Frida insistette per organizzare una sua mostra personale a Parigi, che ebbe luogo l’anno successivo. A 31 anni, Frida Kahlo diventava la prima donna sudamericana ad aver venduto un proprio dipinto al museo del Louvre.

Nonostante le amicizie illustri (Picasso, Duchamp, lo stesso Breton) che si guadagnò a Parigi, Frida non poteva sopportare l’ambiente parigino, e non si sentiva affatto una surrealista, come invece cercavano tutti di definirla.

Frida Kahlo Autoritratto con collane di spine
Fig.5 Autoritratto con collana di spine (1940)
"Pensavano che anch’io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni"

"Non appartengo a nessuna categoria"

"Il mio desiderio è capire la linea la forma l'ombra il movimento". "Con enorme inquietudine, ma con la certezza che tutto è governato dalla 'sezione aurea'. C'è un adeguamento cellulare. C'è un movimento. C'è luce. Tutti i centri sono gli stessi. La pazzia non esiste. Siamo gli stessi che eravamo e che saremo. Senza contare sul destino idiota". 

SUL DOLORE E LA SOFFERENZA

Frida Kahlo Cervo Ferito
Fig.6 Cervo ferito o Cerbiatto (1946)

Una cerva è l'animale che Frida sceglie per personificare il suo dolore e la delusione di fronte al fallimento dell'ennesima operazione alla colonna vertebrale che avrebbe dovuto porre fine alle sue sofferenze.
La tragedia è la cosa più ridicola che "l’uomo" ha, ma sono sicura, che gli animali anche se “soffrono”, non esibiscono la loro "pena" in “teatri"– "aperti" nè "chiusi"(i "focolari"). E il loro dolore è più vero di qualunque immagine ogni uomo possa "rappresentare" o sentire come dolorosa..
Frida ha affermato che la sofferenza è uno stato di coscienza, e l’ha fatto attraverso una frase che resterà per sempre nella nostra memoria:
Bevo per affogare le mie pene, ma queste hanno imparato a nuotare"
e ancora sul dolore scrive:
"Abbiamo bisogno di amare noi stessi al di sopra di tutto"

"Molte volte nel dolore si trovano i piaceri più profondi, le verità più complesse, la felicità più vera"

"Murare la propria sofferenza è rischiare di lasciarsi divorare da questa, dall’interno"

"Il dolore non è parte della vita, può diventare la vita stessa"
parole sul dolore ma non di dolore che sottolineano come il dolore e gli errori pur non essendo mai benvenuti, facciano parte della vita e come tali hanno un ruolo e possono diventare buoni maestri. Ogni errore, ogni caduta, ogni fallimento può diventare un occasione non per ricomporre i pezzi come prima, ma per combinarli in modo diverso per creare qualcosa di nuovo, qualcosa che ci permetta di crescere come persone.
"Alla fine della giornata, possiamo sopportare molto più di quanto pensiamo di poter sopportare"
E ancora...
"Niente è assoluto. Tutto cambia, tutto si muove, tutto ruota, tutto vola via e scompare"
parole a cui tutti possiamo ricorrere, quando stiamo soffrendo (ma anche quando gioiamo), per continuare a fluire con la vita con la consapevolezza che la vita è in continua evoluzione, nessuna situazione è permanente ma ognuna da luogo ad altre esperienze. Ed è proprio la consapevolezza dei continui cambiamenti che consente di affrontare meglio la sofferenza e aiuta a mettere in pratica quel distacco che permette di adeguarsi meglio ai successivi cambiamenti.

SULL' UMANO, LA VITA E SE STESSA

Frida Kahlo L'abbraccio amoroso dell'Universo
Fig.7 L'amoroso abbraccio dell'universo la terra, Messico, io, Diego e il signor Xolotl (1949)
Nessuno è separato da nessuno. Nessuno lotta per se stesso. Tutto è uno. L'angoscia e il dolore, il piacere e la morte non sono nient'altro che un processo per esistere. La lotta rivoluzionaria in questo processo è una porta aperta all'intelligenza".
Tutto è madre e contenimento. Un abbraccio che racchiude un abbraccio che racchiude un abbraccio. Tutto è preso e portato via. Sospeso in un universo infinito che mette radici.

Le parole di Frida sulla vita:
"La vita insiste per essere mia amica e il destino mio nemico"

"La vita è complicata? Sì, altrimenti non sarebbe vita. Ma in fondo è bella proprio per questo, non trovi?"

"Ogni “tic-tac” è un secondo della vita che passa, fugge e non si ripete. E in essa c’è tanta intensità e interesse che il problema è solo saperla vivere"

"la vita scorre e apre sentieri che non si percorrono invano. Ma nessuno può trattenersi, liberamente a giocare su quel sentiero, perché ritarda o devia il viaggio atomico e generale"
Frida Kahlo Il nucleo solare
Fig.8 Mosè (o Il nucleo solare), 1945
La rivoluzione è l'armonia della forma e del colore e tutto esiste, e si muove, sotto una sola legge: la vita
Le parole di Frida verso se stessa:

"Tanto assurdo e fugace è il nostro passaggio per il mondo, che mi rasserena soltanto il sapere che sono stata autentica, che sono riuscita ad essere quanto di più somigliante a me stessa mi è stato concesso di essere"

«Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io. Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me. Beh, spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te».

SULLA MORTE

"Un'enorme uscita molto silenziosa", "siamo diretti verso noi stessi attraverso milioni di esseri pietre - esseri uccelli - esseri astri - essere microbi - essere fonti di noi stessi", "io credo che sia meglio andare, andare e non scappare. Che tutto passi in un momento. Magari".

Frida Kahlo Viva la Vida
Fig. 9 Viva la Vida (1954)

Viva la vida è il suo ultimo saluto, un grido di colore, in mezzo alle sue angurie cariche di quel rosso vivo sempre ricorrente nei suoi quadri, un desiderio infinito di gioia di vivere che consacra la figura di Frida Halo come una donna cui si guarda con stima e rispetto. Una donna che ha saputo trasformare il dolore in colore, in empatia con la vita, la natura,l'umano e il cosmo.

queste le ultime parole scritte sul suo diario poco prima di morire:
Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più 
L'ARTE DI FRIDA: Un invito alla Resilienza

L'arte di Frida Kahlo e tutta la sua vita sono un invito e uno stimolo concreto ad attivare ciò che chiamiamo Resilienza. Un termine adottato dalla psicologia, preso in prestito dalla fisica, per definire la capacita dell'individuo (e che appartiene alla natura umana) di adattarsi in modo positivo a una condizione negativa e traumatica. Una capacità di adattamento che va oltre la semplice capacità di sopravvivere, la persona resiliente deve intraprendere una dura battaglia: deve percepire contemporaneamente dolore e coraggio, affrontando in modo competente le difficoltà sia a livello personale che interpersonale arrivando ad integrare l’esperienza di crisi nella propria identità.

E la figura di Frida Kahlo, capace di risollevarsi dalle proprie ceneri come l’araba fenice ad ogni colpo inferto all'anima e al corpo, è senza dubbio un simbolo di questa capacità.

Grazie alla sua creatività, Frida ha saputo elaborare il dolore a livello psichico, spirituale, emotivo e fisico rintracciando allo stesso tempo nelle profondità della psiche immagini numinose, scrigni di sapere arcaico e possibilità di rinascita.

I numerosi quadri se da una parte testimoniano l’enorme portata emotiva dei suoi traumi e la continua necessità di ristrutturare un’identità ogni volta colpita e devastata, dall'altra parte la sua pittura esplosiva e colorata racchiude la sua gioia di vivere, il desiderio di rinascere ogni volta con la capacità di trasformare i limiti in opportunità.

Una testimonianza di come l’angoscia possa convertirsi in forza vitale e di come il coraggio di confrontarsi con il dolore sia in grado di aprire a nuove possibilità.

Una possibilità che appartiene ad ogni individuo nella sua dualità di Forza e Fragilità.

Frida Kahlo ci mostra la donna forte e fragile, piena di passione e dolore, di creatività e distruzione che siamo anche noi.
Lo vediamo spesso, nelle opere di Frida, il tema del doppio. Opere "taoistiche" cui gli opposti sono congiunti seppur differenziati. Opposti che convivono per rendere forte l'uno.

Frida Kahlo Le due Frida
Fig.10 Le due Frida (1939) custodito nel Museo de Arte Moderno, Città del Messico

Nelle "Due Frida" la parte messicana di Frida sembra passare tutta la sua energia a quel relitto a cuore aperto che è lei stessa. Un allegoria di tutta la vita dell’artista messicana, perennemente divisa tra la sofferenza più grande e la forza d’animo incredibile che le permetteva di andare sempre avanti. In questo dipinto, le "due Frida" si tengono per mano, la Frida in bianco dal cuore ferito non è separata dall'integrità del cuore dell' altra" Frida. L'amata e la rifiutata sono insieme, una non cancella l'altra e la dualità si integra nella vita di una donna che non ha mai rifiutato ciò che ha incontrato ma ha sempre messo in atto quel processo attivo di autoriparazione e di crescita in risposta alle crisi e alle difficoltà della vita, che si chiama appunto: resilienza.

E sempre prevale nella vita di Frida il piglio assertivo della combattente
“Sono ancora su una sedia a rotelle, …, sento una grande disperazione, che nessuna parola può descrivere. Malgrado tutto, ho voglia di vivere. Ho cominciato a dipingere il quadretto che regalerò al dott. Farill e che sto facendo con tutto il mio affetto per lui”
I traumi attraversati da Frida Kahlo sono stati dei veri terremoti, hanno costretto Frida a flettersi fino all’estremo. Ha sofferto e ha pianto; non ha mai negato la sua sofferenza, anzi l’ha rappresentata nei suoi quadri. Ma alla fine ha sempre assorbito l’urto trovando un nuovo posto nel mondo e una nuova forza.
La tenebra del suo dolore è soltanto lo sfondo vellutato per la luce meravigliosa della sua forza biologica, di una sensibilità finissima, di un’intelligenza splendente e di un’invincibile forza. Lei lotta per vivere e per insegnare ai suoi compagni, gli esseri umani, come resistere alle forze avverse e trionfare su di esse per giungere a una gioia superiore (Diego Rivera)
Frida Kahlo e Diego Rivera


LINK PER SAPERNE DI +

LIBRI
*. Da questo libro è tratto il film diretto da Julie Taymor con Salma Hayek nei panni di Frida.
FILM E DOCUMENTARIIn questo documentario andato in onda su History Channel è raccontata la vita di Frida Kahlo con filmati dell’epoca, fotografie e testimonianze.
VIAGGIO
La casa Azul in Messico. La sua casa di infanzia, che oggi ospita il Museo Frida Kahlo.
FOTO
Le immagini più celebri di Frida Kahlo sono quelle scattate dal fotografo Nickolas Muray 


FONTI E BIBLIOGRAFIA



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