Cinema e Cinematerapia



La Professoressa Vanna Iori, autrice del Libro Guardiamoci in un film. Scene di famiglia per educare alla vita emotiva, in un'intervista afferma:
"Guardare un film è sempre, guardarsi “in” un film perché ogni film parla di noi, delle nostre storie, delle nostre attività, delle nostre esperienze e degli stati d’animo che le accompagnano. Proiettando sullo schermo la nostra vita il cinema ci permette di osservarci specularmente nelle situazioni che ci corrispondono e ci coinvolgono. I fotogrammi di vita riportano sullo schermo il nostro mondo interiore e noi possiamo scoprire nuovi aspetti della vita, anche dolorosi, ma “al riparo”, nella zona franca della poltrona di spettatori, dove possiamo identificarci con i personaggi e immedesimarci nei loro vissuti, senza perdere, quando si riaccendono le luci, quella retrocoscienza di sollievo (“per fortuna io sono qui, al riparo da quei pericoli”) o di delusione (“purtroppo sto solo sognando una realtà molto distante dalla mia vita”). In ogni caso non usciremo dal cinematografo come ne siamo entrati, avremo sempre imparato qualcosa di noi" (tratto da ww.sopralanotizia.it 
Sono molteplici gli utilizzi e le funzioni del Cinema; accanto alla modalità di ludica (la più conosciuta e diffusa) il Cinema può essere utilizzato in processi educativi-formativi per stimolare riflessioni o facilitare la comprensione di concetti.

Meno conosciuto ma sempre più oggetto di studio e ricerca è l'utilizzo del Cinema in ambito terapeutico e in percorsi di crescita personale.

Il Dottor Gary Solomon, psicoterapeuta di Portland, chiamato anche "Dottor Movie", è stato il primo a scrivere sul tema dell’utilizzo del Cinema come terapia e a prescrivere film ai suoi pazienti sostenendo che talvolta le dritte giuste e più incisive per prendere di petto i problemi della vita ci giungono dai film.
“Se credo che il cinema abbia la forza di guarire é perché i personaggi che lo animano affrontano problemi in cui noi stessi ci siamo spesso ritrovati. E’ innegabile: i film sono un genuino esempio di come l’arte imiti la vita.
Un' idea pionieristica quella di Solomon che trova fondamenta nei numerosi processi (psichici e neurologici) che vengono attivati durante la visione filmica.

IL CINEMA E L'INCONSCIO...

Sono numerosi gli elementi che indicano che il Cinema dialoga direttamente con l'inconscio, fra questi: l'analogia fra Sogno e Cinema e fra spettatore e sognatore.

Autori di estrazione psicoanalitica, come Musatti e Metz e registi e teorici del cinema, come Ejzenstejn hanno paragonato la situazione cinematografica alla passività dell'ipnosi e alla profondità del sogno conferendo al Cinema la proprietà di "poter curare come possono curare i sogni".
“Il meccanismo creatore delle immagini cinematografiche è, a causa del suo funzionamento, quello che, fra tutti i mezzi di espressione umana, richiama meglio il lavoro dello spirito durante il sonno. Il buio che invade a poco a poco la sala equivale all’azione di chiudere gli occhi. E’ allora che comincia sullo schermo e a fondo dell’uomo l’incursione notturna dell’inconscio; le immagini come nel sogno compaiono e scompaiono, il tempo e lo spazio cronologico e i valori relativi di durata non corrispondono più alla realtà” (Bonuel)
avviene cosi che - "il cinema induce in ogni persona una modificazione dello stato di coscienza. Lo spettatore entra temporaneamente in uno stato sognante indotto ... dove i vissuti soggettivi indotti dalle sequenze cinematografiche rappresentano temporaneamente la sola realtà" (Paolo Pancheri)...la visione cinematografica, emotivamente coinvolgente, permette di evocare quello che non c’è rendendolo presente, offrendo la straordinaria occasione di storicizzare il nostro inconscio facendoci rivivere emozioni rimosse o dimenticate per sempre” (Mauro Mancia, 2007).
Ancora, l'esperienza cinematografica crea una situazione favorevole all'emergere di fattori inconsci, dove lo spettatore può vedere nei e tra i riflessi delle vicende narrate, anche le sagome delle forme archetipiche di cui ha bisogno la sua psiche. Come nel sogno possono affiorare dagli anfratti profondi dell’inconscio le immagini-guida che suggeriscono, con il linguaggio criptico, ma illuminante del simbolo, il percorso che ognuno deve intraprendere per giungere al nucleo del Sé.

CINEMA EMOZIONI E  PSICHE...

L'onda emozionale che investe lo spettatore deriva sostanzialmente da due principali meccanismi psicologici: l'identificazione e la proiezione
...per effetto dell'identificazione, lo spettatore è di volta in volta tutti i singoli personaggi, mentre per effetto della proiezione i singoli personaggi sono sempre lo stesso spettatore  [ Cesare Musatti]
In modo molto semplificato con il termine identificazione si designa un processo psicologico con cui un soggetto assimila un aspetto, una proprietà, un attributo di un’altra persona e si trasforma, parzialmente o totalmente, sul modello di quest’ultima.

Durante lo spettacolo cinematografico i fenomeni di identificazione sono particolarmente intensi. Ciò è anche dovuto alle caratteristiche oniroidi della situazione e alla consapevolezza, da parte dello spettatore, dei limiti di tempo propri della visione cinematografica

Con il termine “proiezione”, anch'esso in senso molto ampio,  si intende l’operazione con cui un fatto psicologico è spostato dall’interno all’esterno, dal soggetto all’oggetto. Sul piano psicoanalitico è quel processo con cui l’individuo espelle da sé e localizza nell’altro, persona o cosa, della qualità, dei desideri e dei sentimenti che egli non riconosce o rifiuta.

Attraverso la proiezione lo spettatore arricchisce i personaggi del film delle proprie dinamiche interne. Questo accade, per esempio, quando lo spettatore attribuisce ai personaggi sentimenti e intenzioni che sono suoi, in modo anche qui, più o meno consapevole

Gli effetti sullo spettatore di questi meccanismi di difesa sono essenzialmente due: la catarsi (parola greca che significa "purificazione") e la suggestione.

In psicoterapia, il metodo catartico persegue, appunto, l’effetto di una “purificazione” attraverso una adeguata scarica degli affetti patogeni. Per suggestione si intende, invece, il processo mediante cui una persona viene influenzata al punto da accettare altrui idee, credenze o modi di pensiero

Nell’ambito dei fenomeni psicodinamici l’aspetto suggestivo induce lo spettatore ad accettare, più facilmente, gli elementi violenti ed erotici proposti dallo schermo. Essi inducono l’effetto definito “catartico”; ovvero, una sorta di appagamento psichico. Avviene, in sostanza che, per l’effetto catartico, lo spettatore sperimenta un appagamento psichico volto a ristabilire quell’equilibrio che le inconsce pulsioni insoddisfatte tendono ad alterare.

Va osservato che buona parte degli effetti che consentono la catarsi, possono promuovere contemporaneamente la suggestione. Non c’è azione catartica senza una profonda identificazione; ma l’identificazione è anche alla base dell’azione suggestiva. La valenza delle due diverse azioni va messa in relazione alle differenti personalità degli spettatori. I film che attirano più pubblico sono, generalmente, quelli in cui compaiono quei fattori nascosti che agiscono negli strati profondi della nostra mente. Fattori che non possiamo o non vogliamo soddisfare nella vita reale, ma a cui non riusciamo a rinunciare completamente. Il film, entro certi limiti, consente di appagare, in forma innocua, quegli impulsi che la coscienza considera proibiti. Sono soprattutto gli elementi propri della vita istintuale ad essere mobilitati dal film. Ciò spiega perché, nella produzione cinematografica, alcuni filoni ( come ad esempio l’erotismo e la violenza) abbiano un così gran spazio.

Anche i film dell’orrore, di suspence, sono fortemente attrattivi. Si vuole provare al cinema proprio quella tensione interiore che nella vita reale si vorrebbe evitare. «Ma paura di che?», si chiede Julian Hanich, dell’Università di Groningen, in Olanda, autore di un saggio in proposito: «Noi ci aspettiamo che una scena spaventosa finisca con un momento di orrore potenzialmente travolgente». Quando l’orrore arriva, la tensione interiore paradossalmente si allenta. Quindi ciò di cui lo spettatore ha paura è, alla fin fine, la paura stessa. E infatti, il meccanismo della paura funziona anche quando si rivede una scena spaventosa di cui già si conosce il finale.

In qualche modo ogni film è una sorta di test proiettivo, indipendentemente dalle intenzioni del regista, perché lo spettatore, indipendentemente dalle intenzioni del regista, attua inevitabilmente dei processi proiettivi, ci mette cioè molto del suo.

Quando parliamo di relazione Cinema e Psiche è da considerare inoltre l'esperienza multisensoriale e i diversi livelli di informazione( o intelligenze) che vengono attivati durante la visione filmica:
L'intelligenza logica ( la trama, la ricostruzione dell'intreccio fatto di ellissi temporali,  salti nel tempo e sequenze di azioni), l'intelligenza linguistica ( i dialoghi), l'intelligenza visivo-spaziale ( attiva per tutta la durata del film perché ha a che fare con le immagini, i colori e simboli), l'intelligenza musicale entra in fibrillazione con i suoni e la musica, quella "interpersonale" con la narrazione della storia, l'intelligenza cinestetica trova la sua fonte a cui dissetarsi nei "movimenti" che il film propone e per finire,  l'intelligenza intrapsichica (che si definisce anche “emotiva”) attivata dal dialogo  interno sollecitato dalla componenti emozionali della storia stessa.

CINEMA E PSICOTERAPIA...

Sebbene la letteratura sull'utilizzo di film in terapia non sia ricchissima, la popolarità di questo fenomeno sta crescendo e oggi, l'adozione di un film nel trattamento dei pazienti viene utilizzata in diversi approcci psicoterapeutici. Secondo la psicologa Cristina Miliacca, la cineterapia o cinema-terapia(cinema-therapy o movie-therapy), che utilizza i film come metafore per realizzare interventi terapeutici di forte impatto e potere, e' una tecnica aggiuntiva eccellente nei trattamenti brevi in quanto facilita sia l'insight terapeutico, sia l'alleanza terapeutica tra il paziente e lo psicoterapeuta.
Attraverso la cinema-terapia, il paziente ha la possibilità di esplorare le situazioni e le diverse tipologie di personalità per una maggiore comprensione della vita di relazione, ha la possibilità di esaminare temi che riguardano la sua vita interiore e di riconoscere tecniche di problem solving e di coping (tratto da Cinema e Psicoterapia: Come costruire una "realtà inventata")

La Dott.ssa Birgit Wolz, ricercatrce statunitense che da anni pratica la cinematerapia, ci fornisce un esempio del potere che può avere una visione filmica sulla Psiche quando ci racconta come lei stessa sia passata per questa esperienza di impatto emozionale nella visione di alcuni film citando a tal proposito Il Postino di Massimo Troisi

".. Mario, personalità certo non complessa, senza l’incontro importante con una personaggio come Pablo Neruda, avrebbe continuato a fare la sua vita di tranquillo italiano su quell’isola. Ed invece è proprio l’amicizia con il grande scrittore a fungere da elemento catalizzatore per la scoperta della bellezza intorno a lui e del suo amore per la poesia. La tenerezza nel rapporto tra Mario e Neruda, come pure l'autenticità che Mario mostrava, mi hanno toccato profondamente" –afferma la stessa ricercatrice- “Dopo il termine del film ho realizzato che questa sensazione stava in me e ho realizzato che il film mi aveva reso consapevole di valori tenuti ancora profondamente nascosti nella mia vita quotidiana. Ho deciso di tirare fuori queste qualità, trascorrendo più tempo da sola nella natura, al fine di semplificare la mia vita e portare più tenerezza e autenticità nei miei rapporti”.

Un'esempio semplice e forse banale ma che tutti possono comprendere e probabilmente condividere ripensato a "quel film" che ci ha aiutato ad affrontare la realtà in un modo diverso o anche semplicemente con un umore diverso perché come abbiamo visto e come afferma Canova, il Cinema
non e’ solo quello che mostra, ma anche quello che permette di far emergere. La sua identità non e’ data a priori, ma si sviluppa appunto dalla relazione tra le immagini proiettate sullo schermo e ciascuno spettatore, della cui identità, unica e mutevole, un film può far affiorare aspetti particolari
Concludiamo questo articolo fornendo alcuni link che possono essere utili ad approfondire l'argomento affrontato:


Qui invece potete trovare una Playlist di Film che possono essere utilizzati in un percorso di crescita personale

Buona Visione a tutti!


FONTI E BIBLIOGRAFIA

risorse in rete Psicologia e Cinema
risorse in rete www.humantrainer.com
risorse in rete www.dramatherapy.it
Canova G. (2001), Presentazione in: Senatore I., Curare con il cinema, Centro Scientifico Editore, Torino, pp. VII-IX.
Maraone P. (2008), Cineterapia. 99 film che fanno bene al cuore, Sperling e Kupfer, Milano



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